DE RELITTI
De Relitti è un’identità immaginata per navigare con disinvoltura tra disillusioni e provocazione. Le sue canzoni intrecciano influenze d’oltremanica e reminiscenze della grande canzone italiana degli anni ’60, raccontando storie di antieroi e introspezioni funamboliche.
Dopo esperienze tra Budapest, Madrid e Londra, prima come turnista e poi in band, torna a casa, si sceglie un cognome fittizio e debutta nel 2023 con “AHAHAH” (Pioggia Rossa Dischi). Il disco lo porta rapidamente al centro della scena indipendente, spingendolo a esibirsi al fianco di Zen Circus, Federico Dragogna, Zibba, Legno e Cecco & Cipo. Parallelamente, avvia un’intensa attività di produzione per altri artisti, affermandosi anche dietro le quinte.
Nel 2024 pubblica “TRAN TRAN”, un EP di sei tracce in cui continua a esplorare i confini tra sacro e profano, giocando con la chimera del retrò-moderno. Ma è con il nuovo album "BLUFF" che il progetto De Relitti compie il passo successivo: un bestiario delle nuove storie d’amore di questi primi anni venti. Registrato tra strumenti d’epoca e approcci contemporanei, il disco incarna la sua ossessiva ricerca di suono e narrazione, un immaginario più romanzesco, più maturo, eppure sempre spiazzante.
"BLUFF" è un disco che vuole essere tutto, senza essere niente
Una notte fugace di cui ci si ricorda solo ogni tanto, ma per tutta la vita. "BLUFF" non è un concept album, anche se emerge un fil rouge che lega i brani in uno studio sull’amore e le sue contraddizioni, dall’odio alla morte, fino all’inganno. C’è l’amore irrazionale e leggero di "Niente di serio", l’edonismo mascherato da amor proprio in "Date un premio a quest’uomo" e la malinconia struggente di "Au Revoir", dove l’assenza e la memoria si fondono in un respiro musicale profondo e viscerale.
Registrato tra strumenti d’epoca e approcci contemporanei, "BLUFF" è il risultato di un’ossessiva ricerca di suono e narrazione. Il disco compone un vero e proprio bestiario delle nuove storie d’amore dei primi anni Venti, con arrangiamenti ricercati ma mai manieristici e un immaginario romanzesco, più maturo eppure sempre spiazzante. Con questo album, De Relitti conferma la propria capacità di muoversi tra ironia e introspezione, creando una mappa emozionale in cui riconoscersi, perdersi o lasciarsi sorprendere. La canzone d’amore - grande assente nel primo disco dell'artista - diventa qui il fulcro del discorso, affrontato di petto e al limite dello studio clinico: l'amore analizzato e ricostruito come una messa in scena dalle molteplici sfumature, uno spazio densissimo, incastrato tra luce e ombra.




