MOMBAO
Damon Arabsolgar e Anselmo Luisi sono i Mombao, un progetto a metà tra il concerto e la performance, dove i due interpreti mescolano brani originali con musica popolare di diverse culture del mondo.
Dopo l'ottima esposizione ottenuta ad X Factor 21, i Mombao hanno intrapreso uno stupefacente tour partito dal Magnolia di Milano e passato per Apolide Festival, SEI Sud Est Indipendente, Trieste Loves Jazz, Magazzino Sul Po, Kino Šiška (Ljubljana) ma anche per contesti extra musicali e legati alle arti performative come il Brindisi Performing Arts o il parco delle sculture di Marušići in Croazia.
Il loro sound attinge dai repertori tradizionali di Africa, est europa e medio oriente codificati in un sound unico che unisce un'elettronica visionaria ad un'attitudine punk in stile DFA. I Mombao si esibiscono al centro della stanza, circondati dal pubblico, dando vita ad una performance in bilico tra il concerto rock, una performance artistico-teatrale e il rituale pagano.

Sono state annunciate le prime date di LIVE?, il tour del 2026:
27/02: Hangar Teatri - Trieste grab your ticket
28/02: Argo 16 - Mestre (VE)
07/03: Biko - Milano grab your ticket
12/06: Cross Festival - Verbania (VCO)
*calendario in aggiornamento
Una performance dei Mombao non si ascolta soltanto: è un’esperienza che ti travolge e ti cambia.
Negli anni hanno trasformato ogni palco - dai piccoli spazi DIY ad alcuni dei più grandi festival italiani - in un rituale dionisiaco collettivo, performando centinaia di date in tutta Italia, Europa, Marocco e Balcani e affermandosi come una delle realtà live più iconiche della loro generazione.
Provare a domare la loro presenza dal vivo per ridurla ad un supporto discografico sarebbe follia; il centro della loro ricerca è il corpo viscerale e l’occupazione politica dello spazio.
La danza scomposta è rivoluzione collettiva, liberazione dalle norme, immaginazione di un futuro umano e solare. Ogni performance è infatti in gran parte improvvisata, rendendo ogni concerto unico e irripetibile.
LIVE?
"LIVE?" non è la documentazione di un live, ma la sua traslazione: un’esperienza immersiva che colloca chi ascolta al centro del palco, nel cuore del rito. Le domande restano aperte – è un concerto o più di uno? È stato registrato interamente dal vivo o finalizzato in studio? – ma l’interrogativo è parte stessa del progetto.
Con "LIVE?", i Mombao mettono in discussione anche il sistema di circolazione della musica. In un contesto in cui lo streaming remunera marginalmente gli artisti e appiattisce le opere dentro logiche algoritmiche, il duo sceglie di privilegiare canali diretti e relazioni fisiche. Il disco non è distribuito in modo tradizionale: circola innanzitutto nei concerti, in listening parties organizzate nella propria comunità, in una selezione di negozi indipendenti e tramite acquisto diretto. Sulle piattaforme digitali, la loro presenza è volutamente critica e problematizzante.

Davanti alle sfide della contemporaneità, i Mombao vedono una via, una possibilità di mutamento e rinascita: la volontà di imparare la fotosintesi dalle piante, integrarla con intelligenze artificiali che ci aiutino a prenderci cura degli equilibri, parlare con gli animali, trovare un linguaggio comune a tutta l’umanità. Da qui nasce l'album "Sevdah", un vero e proprio incontro fra culture, l'occasione per il duo di discostarsi dalla narrazione apocalittica e distopica predominante per immaginare altri futuri possibili in chiave solar punk.
I Mombao hanno da sempre dato piena dimostrazione di sapere cosa significhi davvero sperimentare: voci effettate, contaminazioni, canti popolari che si trasformano in brani techno, ricerca sonora e ritualità si fondono generando un disegno chiaro, unico nel panorama attuale. Un’esperienza che parte dall’ascolto e culmina nella più totale immersione di mente e corpo, passando per correnti che sfiorano gli strati più profondi di ognuno di noi.
Alcuni brani sono canti popolari dell’est europa pesantemente ibridati con voci artificiali, altri sono canti turchi trasformati in chiave techno, altri sono canti yoruba nigeriani, altri ancora ibridano canzoni originali con strumenti gnawa marocchini, cercando di comunicare l’emozione di quelle parole che nella nostra lingua non esistono ma che riescono comunque a toccare le viscere di qualunque cultura.


