MAMMALITURCHI
Mammaliturchi è Alfredo De Luca, cantautore classe ’92, forse romano, forse siciliano o magari nessuna delle due. Dopo un'infanzia apolide tra Italia e Turchia, a 18 anni si trasferisce a Roma, dove inizia a suonare con diverse formazioni. Nel 2018 si stabilisce a Santiago del Cile e inizia ad esibirsi in piccoli club con live set di musica elettronica. Lontano da casa, comincia a scrivere e registrare le sue prime canzoni, riscoprendo i maestri della musica italiana e appassionandosi al rock argentino/cileno.
Nel 2020 fa ritorno in Italia dove, parallelamente alla sua professione di scenografo, registra e produce il suo primo album "Marsa". Quattro anni dopo inizia un nuovo ciclo di pubblicazioni, con i primi singoli "Alfredo" e "Una lingua a tua scelta".
Alcuni, curiosi, attendevano l’arrivo nascosti tra le bancarelle ormai abbandonate, mentre altri si chiudevano in chiesa a pregare. Tutti ugualmente pervasi dalla paura ma magari anche segretamente attratti dal nuovo mondo che gli si manifestava di fronte.

"Melina / Tutto questo ti ucciderà" è il nuovo doppio-singolo di Mammaliturchi per costruire un racconto che tiene insieme memoria e presente, corpo e assenza, tradizione e tensione contemporanea. Una doppia release che si muove tra ritualità e consapevolezza, lasciando emergere una narrazione personale che diventa, inevitabilmente, collettiva.
"Melina" nasce come un ponte tra la terra e il cielo, tra chi resta e chi continua a esistere altrove. Al centro, una promessa sussurrata: quella di due amanti che non smettono di parlarsi, nemmeno oltre il confine dell’esistenza.
"Melina è mio nonno che parla con mia nonna, da un lato all’altro dell’esistenza - racconta Mammaliturchi - È una conversazione quotidiana: romantica, ma concisa. Il resoconto brevissimo di una vita lunghissima". Un messaggio che parla di amore, perdita e una forma di rassegnazione capace di attraversare le generazioni. "Mi affascina la serenità con cui alcune persone riescono a soffrire - continua l'artista - è una catena familiare che, per vie contorte, arriva fino a me".
In "Tutto questo ti ucciderà", invece, la scrittura si fa diretta, quasi spietata, e mette a fuoco un dialogo interiore fatto di scuse, rinunce e paure. L’immobilità diventa rifugio, il silenzio una scelta che si ripete fino a consumarsi.
"Ma tutto questo ti ucciderà" è una frase che ritorna come un mantra, segnando il confine tra ciò che si evita e ciò che, inevitabilmente, resta. Anche l’amore, in questo caso, perde ogni idealizzazione e si trasforma in una forza ambigua, capace di ferire quanto di trattenere.
Quattro anni dopo la pubblicazione del primo album "Marsa", Mammaliturchi torna con due brani che condividono lo stesso orizzonte narrativo ma lo attraversano da prospettive diverse: "Alfredo" e "Una lingua a tua scelta" sono due lati della stessa domanda, due tentativi di osservare l’identità quando smette di essere una costruzione lineare e diventa invece un campo di tensioni tra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che avremmo voluto essere.
"Alfredo" rappresenta il momento in cui il protagonista crede finalmente di aver capito tutto. Davanti allo specchio, però, arriva la scoperta più semplice e brutale: anche lui è un fallito. Ma non c’è tragedia in questa presa di coscienza. Al contrario, è proprio lì che il brano trova il suo paradossale lieto fine. Quando la tensione si scioglie nella rassegnazione più profonda, Alfredo scopre una forma inattesa di serenità.
"Una lingua a tua scelta" prova a ricomporne i frammenti piegando il tempo e la memoria. Nel brano convivono tre figure che sembrano distinte ma finiscono per sovrapporsi: un figlio appena nato, l’uomo che diventerà da adulto e suo padre prima e dopo aver scoperto di esserlo. Una trinità laica che si concentra in un’unica persona e che trasforma la canzone in un tentativo di spiegare un rifiuto, comprendere una scelta, trovare un modo nuovo di amare.
Per chi è in viaggio da troppo tempo, spiegare cosa si vuole davvero diventa quasi impossibile. Allora resta solo un gesto: provare comunque a dirlo, in qualunque modo, in qualunque lingua.
Marsa è un termine che viene dall’arabo antico e che racchiude diversi significati: il porto, l’attracco, il mare, dove assistiamo all’incontro, alla paura e alla magia della scoperta.
Marsa è anche una delle tante parole che rappresentano il retaggio di un’invasione passata, un’espressione dal significato complesso che richiama suoni e sapori lontani.
Nell’album di Mammaliturchi, il cantautorato italiano incontra la psichedelia e l’influenza dei tanti ascolti che hanno accompagnato l’autore nei suoi anni di vita in giro per il mondo. I maestri del rock argentino e cileno anni’80, lo psych-rock anatolico turco degli anni ’70, il folk siciliano e tanto altro, tutto tenuto insieme da un sound polveroso, come le cose vecchie ma preziose ritrovate in una casa abbandonata.



